Extra_Donne della Resistenza

Giovanna e Marta Boccalini parteciparono attivamente alla Resistenza, come testimoniato da alcuni documenti presenti nei loro archivi personali.

Marta, all’epoca impiegata presso il Comune di Milano, diede il proprio contributo diffondendo volantini antifascisti che riceveva direttamente da Ettore Archinti, come racconta lei stessa nell’intervista del 1989:

Io vengo giù a Rogoredo, faccio la strada a piedi fino in Piazzale Corvetto, da Piazzale Corvetto son venuta qui perché era presto – ci alzavamo alle 5 per andare a lavora’ alle 8 e mezza, col carro bestiame -, e vengo qui a casa mia, e di qui, per andare al mio studio, in via Piolti de’ Bianchi, facevo viale Umbria, e avevo ‘sti manifestini nella borsa […]. Arrivo quasi qui all’incrocio viale Umbria e piazza Emilia e vedo venire avanti una schiera di militi fascisti che tenevan tutta la strada di viale Piceno. Ho di’: “Ahi chi ghe son”. Entro lì a destra, in fondo, c’era uno che aggiustava le biciclette – allora era più facile di adesso trovare gli aggiustatori di biciclette. Entro lì, e chiedo: “Mi scusi, non c’è un gabinetto? G’ho adess d’andà” “Sì, la vaga in curtil!”. Io, là in cortile, ho buttato via tutto: era alla turca, poi, il gabinett, […] in cortile … giù, e ho buttato via tutti i manifesti. Lui poi mi ha detto: “Hai fatto benissimo”. No, perché, farmi prendere […] …

Nel ventesimo anniversario della Liberazione Marta fu premiata con una medaglia commemorativa :

Certificato del Comitato Promotore per le Celebrazioni del “Ventennale della Resistenza” – Quartiere Calvairate: «Marta Boccalini è stata una combattente della Libertà». 24 ottobre 1944.
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini (cortesia di Paolo Gilardi)
Particolare del certificato resistenziale: Recto della medaglia alle Donne della Resistenza
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini (cortesia di Paolo Gilardi)
Particolare del certificato resistenziale: Verso della medaglia alle Donne della Resistenza
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini (cortesia di Paolo Gilardi)

Giovanna Boccalini Barcellona, sfollata durante la notte a Lacchiarella, usò la propria abitazione milanese di via Francesco Reina 15 per ospitare partigiani e ricercati dal regime, all’interno di una più ampia rete di fuga ordita da Ettore Archinti. Fra le varie persone salvate dalla forze nazi-fasciste, vanno ricordati (ne parla Giovanna stessa, nell’intervista del 1978) i 14 soldati alleati evasi, 8 inglesi e 6 sudafricani, che la donna ospitò e instradò verso la Svizzera, accompagnandoli sul tram in giro per la città e consegnadoli poi a persone di fiducia di Archinti.

Io … venivo da Lacchiarella, la mattina, per andare a scuola, no? Però io sapevo, perché lui ad esempio mi avvertiva il giorno prima: “Il tal giorno arrivo”, eccetera. E ne portava tre o quattro per volta. Mi ricorderò lo spavento che ho provato una volta, quando mi sono arrivati quattro di questi ragazzi, e noi dovevamo portarli in tram, per portarli poi al posto dove dovevamo metterli, no? … E ce n’è uno di questi, lei si ricorda – no, forse non se lo ricorda, il cartello con scritto “Taci, il nemico ti ascolta!”, con la faccia d’inglese lunga con la … ecco, quello lì […]. La faccia d’inglese lunga era un ex paracadutista, aveva anche le scarpe con le alette, capisce? Io me lo vedo spuntare, questo qui, insomma … spaventatissima, perché dico: “Oddio, adesso questo qui lo fermano!”. Però noi avevamo l’avvertenza che quando si saliva in tram con questa gente, davamo a loro, a ognuno di loro il denaro contato per il biglietto del tram, il denaro contato proprio, in modo che loro non avevano bisogno di parlare – perché se parlano, che lingua parlano? Allora loro danno i soldi al tramviere – allora si pagava il tramviere -, il tramviere gli dava il biglietto, e noi stavamo non insieme, ma ognuno per conto proprio, eccetera. Poi, al momento di scendere, io mi avvicinavo alla porta, loro capivano, e allora si scendeva, si veniva insieme, si andava a casa. Ma appena sono arrivata a casa con questo qui, che aveva quell’affare lì, ho avvertito immediatamente … quei tali dai quali lo dovevo poi portare alla sera, per dirgli: “Guardate che questo qui, in queste condizioni, vi fa arrestare tutti quanti!”. E allora gli ho detto, ho detto … allora loro mi hanno mandato un paio di scarpe da tennis – 47, perché aveva i piedi lunghi così, era alto, un pezzo di omone, no? – e una specie di impermeabile, da mettere sopra, perché lui aveva un giaccotto. Gli altri, invece, li avevano vestiti i contadini, avevano vestiti normali, ma questo qui era fuori di ogni misura, e allora non avevano potuto camuffarlo. E quando si portavano lì … loro, però, loro mangiavano – facevo loro trovare qualcosa da mangiare, quel poco che si poteva trovare -, però noi eravamo sfollati a Lacchiarella, che credo che fosse il centro più ricco di tutta la regione: noi non abbiamo mai patito la fame, c’era persino il pane bianco, salumi, ammazzavano il maiale, burro, poi lì tutta la zona … […] E burro, formaggi, eccetera … Quindi avevamo abbastanza roba, io portavo su un po’ di roba, davo loro da mangiare, facevo il thè, soprattutto, che era la bevanda che loro preferivano … E poi mi ricordo che loro un po’ parlavano i dialetti – non la lingua, i dialetti!-

Nell’archivio di Giovanna sono stati ritrovati gli indirizzi di questi 14 uomini, scritti su dei fogliettini (“bigliettini”, li definiva nell’intervista il marito Giuseppe), che la donna nel 1978 descriveva così:

mi lasciavano … […] su un foglio di carta, il loro nome, cognome, l’indirizzo dell’Inghilterra. E io li ho, questi foglietti, li ho, ma li ho a casa

Fonte: Archivio privato Giovanna Boccalini Barcellona [Vietati l’utilizzo nonché la riproduzione senza l’esplicita autorizzazione di Luigi e Francesco Ferrari; foto scattata da Marco Giani]

L’attività più importante di Giovanna, tuttavia, furono i Gruppi di Difesa della Donna, che co-fondò assieme ad altre donne a Milano: fu proprio come rappresentante dei GdD che Giovanna partecipò alle riunioni del CLNAI lombardo. Ma proprio su questo aspetto dell’attività resistenziale di Giovanna Alice Vergnaghi sta preparando un contributo, che vedrà fra poco la luce …

Fascia del CLNAI di Giovanna, in cui si vede bene l’appartenenza ai Gruppi di Difesa della Donna (GdD); fazzoletto rosso; tessera personale (e custodia in pelle) del CLNAI.
Fonte: Archivio privato Giovanna Boccalini Barcellona [Vietati l’utilizzo nonché la riproduzione senza l’esplicita autorizzazione di Luigi e Francesco Ferrari; foto scattata da Marco Giani]
Ritaglio da l’Unità (novembre 1954).
Giovanna Boccalini Barcellona parla ad un convegno sul Decennale della Resistenza, al Teatro Nuovo di Milano.
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [si ringrazia Paolo Gilardi]

All’attività resistenziale di Giovanna è dedicato l’articolo Vergnaghi 2020, che è riassunto in questo intervento video di Alice Vergnaghi ai Cantieri della Resistenza edizione 2021, organizzati dall’Istituto Parri di Milano:

Pur non partecipando attivamente alla Resistenza, Rosetta supportò spiritualmente le sue sorelle e tutti i combattenti, arrivando a sposarne uno nell’immediato dopoguerra (Giovanni Gilardi, che aveva combattuto nella Brigate Garibaldi del quartiere Calvairate). Il giorno del suo funerale (1991), la locale sezione ANPI di via Tommei (di cui era socia) sfilò con le proprie bandiere tricolori, accostate a quelle del P.C.I. :

Corteo funebre di Rosetta Boccalini Gilardi. Via Ugo Tommei, Milano, 1991.
L’abitazione di via Rosetta (via Tommei 1) è segnalata col drappo grigio: è l’attuale sede dell’ANPI di quartiere.
Fonte: Archivio privato Marta Boccalini [Vietati l’utilizzo nonché la riproduzione senza l’esplicita autorizzazione di Paolo Gilardi]

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