Extra_GFC_Campi_Il campo del GRF Loris Socrate di via Aldini

Approfondimento di Alberto Schiavi e Marco Giani

Introduzione (Leggere attentamente)

La finalità del seguente testo è esclusivamente quella di studio, non quella di lucro. Se qualche possessore dei diritti delle immagini usate volesse contattare gli autori (in qualche caso non è stato purtroppo possibile risalire alla fonte), può scrivere al responsabile del sito.

Pur essendo il testo frutto di una collaborazione, si consideri la parte in nero come opera prevalentemente di Alberto Schiavi, la parte in viola opera prevalentemente di Marco Giani.


La ricerca dell’identità e dell’ubicazione nel contesto urbano del campo del Gruppo Rionale Fascista Loris Socrate parte da due sole informazioni iniziali disponibili.

Prima di tutto, il campo è citato col nome del Gruppo Rionale Fascista (GRF) “Socrate Loris” in un articolo de Il Calcio Illustrato, il quale, sul numero del 29 marzo 1933 (#1), inserisce il Dopolavoro Redaelli, il Dopolavoro D.A.S e il «Gruppo Sportivo Fascista Socrate Loris» nella lista di coloro che «gentilmente offrono i loro campi», differenziando così queste tre società dalle successive, che si limitarono a sottoscrivere il manifesto del gruppo. Dal momento che non abbiamo informazioni aggiuntive, non possiamo dire, alla luce dei dati attuali, se e quante volte il GFC utilizzò il campo del gruppo sportivo del GFR Socrate Loris, il quale però venne sicuramente messo a sua disposizione.

[#1] Il passaggio tratto dall’articolo de Il Calcio Illustrato.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 29 marzo 1933, p. 11.

In secondo luogo, in #2, fotografia tratta da Il Calcio Illustrato di mercoledì 10 maggio 1933, la squadra ha appena vinto la finale del Campionato milanese dei Gruppi Rionali Fascisti. Tale data, lo stesso giorno in cui si bruciavano i libri a Bebelplatz, lascia presumere che la gara si sia svolta la domenica precedente, giorno 7. La fotografia, riferendosi ad una finale, dovrebbe essere stata scattata in un campo neutro, piuttosto che in quello di casa del “Socrate Loris” ed ha uno sfondo indefinito: quindi la ricerca parte senza l’ausilio di alcuna immagine fotografica che colleghi la squadra ad un campo di gioco anche solo minimamente riconoscibile.

[#2] La squadra del GRF Loris Socrate.
Fonte: Il Calcio Illustrato, 10 maggio 1933, p. 15 (da: @calciatrici1933 , Twitter).

I. Il GRF Loris Socrate

Il GRF Loris Socrate è uno dei Gruppi Rionali che, attivi a Milano negli anni Trenta nell’ambito dell’organizzazione nazionale fascista, disponeva di una sezione sportiva multidisciplinare, comprendente anche una squadra di calcio. Le squadre dei GRF partecipavano sia a gare di campionati FIGC, sia a quelli della Sezione Propaganda della stessa FIGC (ex ULIC) ed organizzavano tornei interni tra i gruppi stessi. Ecco un elenco completo dei Gruppi Rionali Fascisti che sono stati attivi a Milano:

Rielaborazione da Collezionare Tessere.

Come si può vedere, i gruppi sono intitolati sia a personaggi storici di primo piano, sia a emeriti sconosciuti. Tredici di loro, squadristi, sono sepolti al Cimitero Maggiore di Milano, al campo 10, ove, come noto, fruiscono di annuale, contestata, commemorazione.

In genere perirono durante o a seguito di “incidenti sul lavoro” mentre compivano violenze a carattere squadristico. Il Gruppo Loris Socrate (#3) aveva sede presso l’ex palazzo municipale di Musocco (#4), in Piazzale Santarosa 10, come testimoniato ad esempio dall’Annuario Giuoco del Calcio del 1932), ed era molto spesso citato, tra i vari giornali, dal Corriere della Sera, sia per le frequenti manifestazioni di regime, sia per i resoconti di eventi sportivi.

[#3] Un distintivo del GRF Loris Socrate.
Fonte: Skyscraper City.
[#4] Il palazzo municipale di Musocco nel 1923, tutt’ora esistente in piazzale Santarosa.
Fonte: Il Cielo su Milano.

Se il GRF a lui intitolato è citato decine di volte sul Corriere della Sera per eventi di partito o sportivi, Socrate Loris, sullo stesso giornale è citato una sola volta, il 2 febbraio 1922, in un articolo intitolato 100.000 cartucce e 12 rivoltelle. Socrate, ventunenne, risulta abitare in corso Magenta 67 e lavorare presso la compagnia di assicurazione “La Pace” (!). Ha meritato gli onori della cronaca unitamente ad un certo Aldo Volpi, “pure di anni 21” e abitante in via Milazzo 4: essi furono scoperti essere “detentori di 12 rivoltelle, sei per uno, nuove fiammanti, avvolte accuratamente” e perciò arrestati. Il Corriere non dice nient’altro che possa attribuire a Loris ulteriore gloria, né particolari circa la sua attività di squadrista, e nemmeno le circostanze della sua morte, che avvenne il 22 maggio del ’24 in Libia, per mano di un áscaro “impazzito”.

Un’importante precisazione riguarda l’ordine nome-cognome visto che molte fonti chiamato lo squadrista “Loris Socrate”, ed altre “Socrate Loris”: “Loris” era il nome, “Socrate” il cognome, come evidente da un articolo de Il Regime Fascista (il giornale farinacciano di Cremona) del 1939 dedicato alla morte di Achille Socrate, padre dello squadrista (#5).

[#5] Fonte: Il Regime Fascista, 1 dicembre 1939, p. 3.

II. Il Gruppo Sportivo del GFR Socrate Loris

All’epoca era normale che all’interno di ogni Gruppo Rionale Fascista si venissero a formare, col tempo, dei Gruppi Sportivi (particolarmente fiorenti a Milano) che non vanno confusi con il gruppo stesso: così, anche se in molte fonti sportive si parla di “GRF Loris Socrate”, biosgnerà sempre intendere come “Gruppo Sportivo del GRF Loris Socrate”, la cui attività principale era il calcio: sappiamo ad esempio che nell’estate del 1930 la squadra arrivò terza nel campionato regionale dei Gruppi Rionali Fascisti (#6).

[#6] Passaggio dell’articolo “L’opera sportiva del Regime a Milano”, di Manfredi Oliva.
Fonte: Lo Sport Fascista, Settembre 1930, p. 9.

Come già detto in occasione del commento di #2, nel maggio del 1933 (negli stessi mesi cioè nei quali sosteneva il coraggioso tentativo delle concittadine calciatrici) vinse il campionato milanese riservato ai GRF. L’Anagrafe dello Schermo Sportivo, pubblicato a inizio 1934, cita due membri della squadra, cioè il “trainer silenzioso” Aldo Cucchi (p. 28) e il numero 1 Francesco Farina, dimostrazione vivente di “come può esser magro un portiere” (p. 29). Anche quell’anno la squadra, iscritta alla seconda categoria del campionato uliciano, fece buoni risultati, battendo ad esempio l’Ardita Filzi (#7).

[#7] I calciatori del GRF Socrate Loris assieme ai loro dirigenti.
Fonte: La Domenica Sportiva, 29 ottobre 1933, p. 15
[#7bis] La squadra del GRF Socrate Loris partecipante al II Torneo dei Liberi, organizzato dalla Gazzetta dello Sport nel 1934. Da sinistra: Santambrogio, Lodi, Barattelli, Grandi, Bossi, Faini, Perfetto, Guarischi, Clerici, Dagradi, Mantegazza.
Fonte: La Domenica dello Sport, 23 settembre 1934, p. 6.

Se dal calcio ci spostiamo alle altre discipline, è da segnalare come il GRF riuscì a mandare addirittura alle Olimpiadi (ovviamente quelle di Berlino 1936) un suo membro, il 34enne marciatore Mario Brignoli, nella 50km, che percorse in 4h 58’ 12”, arrivando diciottesimo. Brignoli si era fatto conoscere nel 1928, vicendo una gara sui 100 km proprio a Milano (#8, #9). Nel 1929 Lo Sport Fascista l’aveva descritto così: “un ex bersagliere in forza allo Sport Club Italia” (#10).

[#8] Mario Brignoli impegnato in una 100 km.
Fonte: Lo Sport Fascista, Giugno 1928, p. 23.
[#9] Mario Brignoli.
Fonte: Lo Sport Fascista, Giugno 1928, p. 23.
[#10] Mario Brignoli e l’inglese Green, sconfitto dal primo nella 100 km corsa a Milano nel 1929.
Fonte: Lo Sport Fascista, Dicembre 1929, p. 86.

III. Il campo sportivo Loris Socrate

Se la sede del Gruppo era a Musocco, nel vecchio Municipio, dov’era il campo? Il primo risultato ottenuto attraverso i motori di ricerca digitando Loris Socrate porta alla pagina del CDA Villapizzone, dove un vecchio ex giocatore (Franco Colombo) affonda i suoi ricordi nell’anteguerra e cita la rivalità calcistica vissuta negli anni Trenta con squadre della zona, tra cui il Gruppo Loris Socrate. Su una pagina di Skyscrapercity – Milano Sparita è riportato invece un elenco di squadre emanazione dei Gruppi Rionali Fascisti, tra i quali appare un’utile indicazione, che restringe di molto il campo di ricerca: Quarto Oggiaro. L’indicazione è utile sì, ma, per uno standard accettabile di risultato, occorre avere indirizzo, posizione, orientamento e altri elementi univoci di verifica.


IV. I campi e le squadre di Quarto Oggiaro

Quarto Oggiaro è oggi un quartiere di Milano nella zona nord-ovest della città, all’interno del municipio 8. Storicamente esso era solo un gruppo di case e cascine raccolte intorno alla Villa Caimi-Finoli ed alla settecentesca chiesa dei Santi Nazario e Celso e attraversate dalla via Aldini (#11). Faceva parte del comune di Musocco, che rimase autonomo fino al 1923, prima di essere incluso in quello di Milano.

[#11] Quarto Oggiaro in una mappa del 1930.
Fonte: Comune di Milano.

Se è vero che l’indicazione di Quarto Oggiaro risulta fondamentale per circoscrivere le ricerche, è altrettanto vero che quel territorio, per quanto limitato, ha ospitato storicamente e fino ai giorni nostri una piccola galassia di squadre, anche storiche, e di campi: ci troviamo quindi in un contesto urbano ad alta intensità calcistica locale, che ci costringe ad aprire un nuovo livello di ricerca che, per quanto circoscritta, lascia aperto il campo a più soluzioni. Una tale presenza locale di campi di calcio oggi, in un ambito geografico così ristretto, lascia sperare che il campo del 1933 che stiamo cercando corrisponda ad uno di essi e che non sia sparito sotto nuove costruzioni nel dopoguerra: ciò comporterebbe il probabile abbandono della ricerca, visto le mappe dell’epoca, nelle ampie zone di campagna allora ancora presenti, non riportano tracciati di alcun campo sportivo, qualcuno sicuramente esistente poiché utilizzato dalle suddette squadre storiche. I campi di calcio oggi esistenti nel quartiere di Quarto Oggiaro e di Vialba sono ubicati come descritto nella mappa della #12 e ripresi singolarmente nella successiva #13. Nell’ordine, dall’alto in basso, troviamo:

  1. Centro Sportivo U.S. Aldini Bariviera – Via F. Orsini, 78/84 – 20157 Milano
  2. Campo Mario Di Marco, via Aldini 77 – A.S.D. Sempione Half 1919 – Via Antonio Aldini, 77 – 20157 Milano (campo nuovo costruito sopra il tunnel stradale Zara, opera viaria primaria dell’EXPO 2015, che collega con un tratto di 1,8 km viale Zara e viale Certosa)
  3. Campo all’interno del parco di Villa Scheibler – via C. Invernizio angolo via Lessona – 20157 Milano (Oggi con accesso libero e senza recinzioni, conserva però tracce di un passato calcistico “professionale”)
  4. Campo Zoppini – A.S.D. Quartosport – Via Arturo Graf, 4 – 20157 Milano – (società costituita nel 1972)
  5. Campo Sportivo G.S.D. Resurrezione – Via Longarone, 5 – 20157 Milano (per quanto facente parte di una parrocchia recentemente costruita, sembra avere una storia calcistica autonoma antecedente, con ingresso, portineria e spogliatoi indipendenti, di costruzione datata e accessibili da altro ingresso)

Vialba è un quartiere contiguo a Quarto Oggiaro, anch’esso compreso nel Municipio di Musocco fino al 1923: viene incluso nella ricerca sia per tale motivo, sia per l’assenza di un confine definito tra i due quartieri, peraltro molto piccoli, ed anche per il fatto che lì gioca oggi la Aldini, ormai Aldini-Bariviera (vedere più avanti)..

[#12] I campi di Quarto Oggiaro e Vialba in una mappa odierna.
Fonte dell’immagine di base: Google Maps.
[#13] I 5 campi di Quarto Oggiaro, oggi.
Fonte delle immagini di base: Google Earth.

In attesa di definire chiaramente in una successiva indagine la sequenza di fondazioni, fusioni, incorporazioni, cessazioni temporanee o definitive, spostamenti di sede e di campo, in modo da rendere la ricerca completa ed esaustiva in tutti i particolari ed i collegamenti possibili, i nomi di associazioni sportive che hanno calcato, dalle origini ad oggi, i campi di Quarto Oggiaro e Vialba sono i seguenti:

  1. Aldini (fase anteguerra e fase dopoguerra, come fusione tra Novelli e Conquista, poi anche Aldini-Lanfranchi e Aldini-UNES)
  2. Bariviera-Fadini 
  3. Novelli 
  4. Conquista
  5. Herodia Half 
  6. Sempione
  7. Aldiniana
  8. Resurrezione
  9. Quartosport

Per saperne di più: Campi di Quarto Oggiaro.


V. L’US Aldini Bariviera

L’indagine sulle squadre di Quarto Oggiaro alla ricerca di informazioni che possano portare ad individuare il campo intitolato a Loris Socrate inizia con l’Unione Sportiva Aldini, in quanto la più nota e con un passato glorioso. Oggi la sua denominazione è U.S. Aldini Bariviera, quale fusione nel 2003 tra “due storiche Bariviera (ex Associazione sportiva Bariviera Fadini) e Aldini Unes, l’U.S. Aldini Bariviera affonda le sue radici nel lontano 1930”. Così un articolo pubblicato nel 2012 da Affari Italiani, che prosegue:

Su questo campo sono passati tanti grandi giocatori. Sono state sfide epiche, emozionanti, indimenticabili”. Aldo, pensionato di 64 anni, sta parlando di un derby. Ma non è Milan-Inter, è Aldini-Bariviera. Sempre a Milano, ma non in centro. Le sedi delle società non sono in Vittorio Emanuele o in via Turati, ma a Quarto Oggiaro. Il campo di gioco non è San Siro, ma in via Orsini. (…) Lontano, nella periferia milanese, si è giocato per più di mezzo secolo quello che era considerato il secondo derby di Milano. Aldini Unes, galassia Milan, contro Bariviera Fadini, tradizionalmente vicina all’Inter. Aldini e Bariviera erano due tra le società dilettantistiche più prestigiose a livello nazionale. Tantissime le vittorie nei campionati regionali e italiani. E tutte e due avevano la sede nella stessa strada. Le partite tra le due squadre erano sentitissime e spesso davano il senso a un’intera stagione

“I due campi erano separati solo da un muro e da un bar (#14). Quando c’era il derby c’era chi saliva sul tetto del locale per vedere la partita”, ricorda Mario, 28 anni ex portiere del Bariviera Fadini. “La fusione ha privato tutto il quartiere della sua manifestazione più importante. Ma al termine della stagione 2003/2004 Aldini e Bariviera si sono fuse: “Sarebbe meglio dire che il Bariviera è stato assorbito dall’Aldini”, ma i dirigenti della nuova società sono solo quelli dell’Aldini. Del Bariviera resta solo il nome sulla targa del centro sportivo”.

Oggi, il campo dell’Aldini è stato rifatto e quello del Bariviera (#15, #16), abbattuta la tribuna, è usato solo per gli allenamenti (#17).

[#14] I due campi contigui un tempo Bariviera (a sinistra) e Aldini (a destra), oggi entrambi della Aldini-Bariviera. In mezzo fra i due campi, il citato bar.
Fonte: Google Earth.
[#15] Il vecchio campo della Bariviera Fadini già dismesso.
Fonte: sito Viva la Fifa.
[#16] L’ingresso al vecchio campo della Bariviera Fadini negli anni Sessanta: in primo piano Giovanni Testori, che aveva in Quarto Oggiaro uno dei suoi luoghi narrativi.
Fonte: Casa Testori.
[#17] L’ingresso attuale al campo (riunificato) della Aldini – Bariviera.
Fonte: Google Earth.

La Rete abbonda ovviamente di memorabilia, come i gagliardetti #18 e #19: si tratta di oggetti databili prima di tutto grazie alla denominazione della squadra, mutata nel corso degli anni …

[#18] Gagliardetto dell’US Aldini UNES, risalente agli anni Ottanta.
Fonte: Ebay.
[#19] Altro gagliardetto dell’US Aldini UNES, questa volta senza data. Si noti la variante, con la testa di rapace.
Fonte: Ebay.

VI. L’Aldini storica

Per raggiungere lo scopo dell’individuazione del campo ex Loris Socrate ci si concentra quindi sulla Aldini “storica”, prima della fusione che ha originato l’attuale Aldini-Bariviera, il cui sito contiene una pagina dedicata alla storia della società, dal cui contenuto s’intuisce che anche la memoria societaria si identifica con il “ramo” Aldini della fusione, in accordo al testimone citato sopra: questa impostazione è fortunatamente in linea con le esigenze della nostra ricerca. Dalla pagina dedicata alla storia della Aldini si apprendono numerose e (a dir poco) utili notizie, che insieme alle relative considerazioni, sono qui di seguito riportate.

A) La società Aldini fu fondata nel 1930 da Angelo Casati, che ne fu anche il suo primo presidente, presso la privativa di via Aldini al numero 16 (#20, #21). L’Annuario Giuoco del Calcio ci attesta che nel dicembre 1932 la società aveva sede in via Aldini 20.

[#20] L’atto fondativo della Aldini, con il fregio dei colori sociali.
Fonte: sito US Aldini.
[#21] La privativa di via Aldini, oggi, con la numerazione civica leggermente variata rispetto a quella del documento del 1930: l’edificio è comunque datato e tutto fa pensare che si trattasse dello stesso locale ove avvenne la fondazione dell’Aldini.
Fonte: Google Earth.

B) “La sua attività si interrompe nel ´33 per motivi di natura politica”, in quanto “si va a scontrare con la Loris, società di stampo fascista”. Al di là di qualche inesattezza del contesto storico citato a corredo della notizia, l’informazione rischia di essere già da sola decisiva per la ricerca, in quanto mette in relazione univoca il GRF Loris Socrate con la Aldini nel 1933! E che relazione: non si tratta di un incontro di calcio tra le due squadre, ma di uno scontro politico che, dati i tempi, lascerebbe pensare che il campo sia passato dalla Aldini al Gruppo fascista attraverso una sorta di esproprio politico ai danni di un gruppo sportivo non allineato col regime. Solo un’ipotesi? Al di là di ogni valutazione in merito, il collegamento tra Aldini e Loris è assai robusto. Ma il campo?

C) L’Aldini, come associazione sportiva, è stata fondata in via Antonio Aldini al 16: prese il nome dalla strada ove fu fondata, attorno alla quale si riduceva all’epoca il quartiere, oppure anche dalla via ove c’era anche il campo? Se l’attuale Aldini, comunque denominata, giocasse oggi in via Aldini al numero 77, ci sarebbero pochi dubbi. Ma, come detto prima, questo campo è stato creato ex-novo nel 2015 e intitolato a Mario Di Marco, ex presidente negli anni Settanta-Ottanta della A.S.D. Sempione Half 1919, squadra che tuttora vi disputa le proprie partite. In quel luogo, per di più, non ci sono tracce di un precedente campo ove l’Aldini abbia potuto giocare prima di trasferirsi in via Orsini. C’era stato forse un altro campo, in via Aldini? Ci viene in aiuto una mappa del Comune di Milano del 1956, (#22) molto interessante in quanto i campi di calcio vi sono indicati con un rettangolo (o anello) tratteggiato: nei pressi dell’attuale numero 2 di via Aldini (abbastanza vicino alla sede, dunque) ve ne è uno, che presenta però una forma leggermente stretta ed appare un po’ troppo incastrato nel contorno urbano… Le misure però sono accettabili per un campo di calcio, l’indizio può essere raccolto e la successiva verifica finale è positiva: ingrandendo l’ortofoto dell’IGMI del 1954 (#23), si riesce ad individuarlo in maniera abbastanza chiara: si riconoscono il contorno e le altre righe del campo, il cerchio di centrocampo e si nota un’usura irregolare, a macchie, diversa dalla inconfondibile livrea spelacchiata dei campi di periferia (e non solo): ciò può accadere quando un campo di gioco dal fondo non ben preparato è anche sede anche di frequenti allenamenti. È in una posizione apparentemente scomoda e senza strutture accessorie ben visibili, ma c’è.

[#22] Il rettangolo tratteggiato del campo in via Aldini nella mappa del 1956.
Fonte: Cartografie Storiche del Comune di Milano.
[#23] Il campo in un’ortofoto del 1954.
Fonte: IGMI.

VII. Renzo Novelli e Giovanni Pesce

In riferimento alla imposizione subita dalla Aldini da parte del regime, definita nel brano di rievocazione storica come “scontro politico”, si fa riferimento a Renzo Novelli, “partigiano di prim’ordine”, nel cui nome la società fu ricostituita nel dopoguerra.

Come possiamo leggere in un testo curato da Pietro Galbiati, Novelli, nato in provincia di Mantova il 21 gennaio 1923, abitava in via Triboniano 9, a Musocco, appena sotto la ferrovia, a due passi da via Aldini. In effetti, da partigiano si distinse prima in Val d’Ossola poi nell’ambito dei GAP, ove riuscì a costituire un gruppo d’azione nella zona di Musocco, portando a termine numerose azioni tra le quali la liberazione di alcuni detenuti trasportati da Varese a Milano, l’acquisizione di un carico d’armi ottenuta disarmando alcuni fascisti e nazisti della zona di Musocco, l’attacco vittorioso ad un reparto della Muti in Via Stephenson e la difesa di alcune fabbriche dai tedeschi nell’aprile del 1945.

L’uccisione di Novelli, tragica e misteriosa, avviene l’11 agosto 1945 a casa sua, in via Triboniano 9 (#24) ed è legata a un tentativo di eliminare Giovanni Pesce, comandante dei GAP a Milano. Il fatto è parzialmente rievocato in un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 7 gennaio 2016, firmato da Andrea Galli.

[#24] L’ingresso della casa di Novelli, oggi: dietro quella porta avvenne la tragica sparatoria. Visibile sulla destra la targa commemorativa del partigiano.
Fonte: Google Earth.

Giovanni Pesce, nato a Visone (AL) il 22 febbraio 1918 e morto a Milano il 27 luglio 2007, è stato un comandante partigiano tra i più noti, decorato con Medaglia d’Oro al Valor Militare. Il Comune di Milano, nel decennale della sua morte (2017), gli ha intitolato la piazza pedonale davanti a Cascina Merlata, il nuovo quartiere sorto nella zona nord ovest di Milano. Partecipò diciottenne alla Guerra Civile Spagnola, ove si distinse nelle Brigate Internazionali. Rientrò in Italia, venne arrestato e deportato a Ventotene; liberato dopo il 25 luglio 1943, entrò a far parte dei GAP a Torino e quindi inviato a Milano nel 1944 per riorganizzarli, dopo pesanti perdite ed arresti.

Fu proprio in questo frangente che Pesce ingaggiò Renzo Novelli, nella 3a Brigata GAP di Milano. Nei turbolenti mesi successivi alla Liberazione, la polizia tentò di arrestare Novelli, che si trovava in quel momento col proprio comandante ad Aqui Terme, come ricordato da Pesce stesso in una intervista. Le circostanze tragiche della successiva morte di Novelli (morto in uno scontro a fuoco con le forze dell’ordine) aprono scenari misteriosi purtroppo simili a quelli vissuti più tardi in Italia, a partire dal 1969, con la strage di piazza Fontana, tra morti, complotti, depistaggi e una verità mai scritta. Fu forse il primo mistero dell’Italia (allora non ancora) repubblicana. L’accaduto, che di fatto risulterebbe salvare la vita al Pesce, le circostanze, le contraddizioni e i dubbi che lo circondano non si possono condensare efficacemente nello spazio strettamente consentito dallo specifico e principale ambito di questa ricerca.

Tale approfondimento riguardante le figure di Novelli e di Pesce potrebbe anche non apparire pertinente per estensione al lettore: in fin dei conti, incontriamo il nome di Renzo Novelli solo perché la U.S. Aldini, dopo essere scomparsa durante il Ventennio per mano del GRF Loris Socrate, rinasce nel Secondo Dopoguerra portando il suo nome (assorbendo in realtà nel frattempo anche un’altra squadra, La Conquista, emanazione dell’omonima cooperativa azzerata anch’essa dai fascisti) e questo nome ci consentirà alla fine di individuare quale e dove fosse il campo utilizzato dal GFC.

Bisogna però considerare come quel nome (“Novelli”) fu dato al campo in onore di un personaggio del luogo non certo per i suoi trascorsi, per quanto non trascurabili, di valente partigiano e gappista sopravvissuto agli scontri coi nazifascisti. Tantomeno lo poté essere in memoria di uno che, dopo dopo aver ucciso per vendetta un civile mantovano (da Novelli accusato di violenze fasciste ai danni della sua famiglia ben vent’anni prima, salvo ricordare che lui allora o non era ancora nato o lo era appena e scoprire poi che la presunta vittima era in realtà un antifascista schedato). Ancora più impensabile che l’intitolazione della squadra potesse essere attribuita a uno che avesse ammazzato due carabinieri che volevano arrestarlo per tale omicidio. Al nome di Novelli fu in realtà dedicata la squadra vittima sportiva del fascismo perché la gente del quartiere ritenne che egli fosse stato comunque vittima, a guerra finita, del fascismo già arruolato dalle cosiddette forze reazionarie per finalità che avremmo chiamato più tardi trame oscure. Imbastite allora non crediamo per un ritorno alla dittatura, ma magari per ostacolare la transizione repubblicana, più facilmente per screditare la Resistenza e favorire una normalizzazione atlantica con la defenestrazione dei comunisti dal governo, in un periodo di pacificazione coatta e di amnistie a gogò. Novelli quindi, per i suoi, morì da eroe in un’appendice dolorosa della guerra civile. Ma l’azione che lo portò a tale morte fu orchestrata da chi voleva raggiungere tramite lui il comandante Pesce: lui reagì, la trama fallí con notevole eco e non ebbe poi più seguito. Quindi la morte di Novelli, che evidentemente scambiò i due visitatori entrati armati e in borghese a casa sua per fascisti in cerca di vendetta, salvò inconsapevolmente la vita a Pesce. Si tenga infine conto del fatto che le stesse autorità dell’epoca non reagirono alle pesanti accuse lanciate da Pesce al funerale di Novelli, né si opposero alla posa di una targa in sua memoria davanti a casa sua, oggi ancora lì, in via Triboniano 9, ove egli morì poco più che ventenne.

Tornando a Pesce, fra le imprese compiute da “Visone” ci fu anche quella dell’uccisione del colonnello della Muti Cesare Cesarini (#24). L’azione, svolta affrontando due guardie armate di scorta ed un ufficiale dell’aviazione intervenuto in sua difesa, destò molto clamore per la notorietà della vittima e per la ferocità della sua fama: il Cesarini si era infatti reso responsabile di diversi soprusi e violenze ai danni degli operai, decine dei quali mandò nei campi di concentramento tedeschi. Lo fece in qualità di capo del personale della più importante azienda aeronautica nazionale, dal 1943 sotto il controllo tedesco: la Caproni (già citata nella ricerca sul campo Isotta Fraschini). E Graziella Lucchese, una delle nostre calciatrici, dopo l’avventura calcistica del ’33, ebbe una grande carriera atletica, prima nel GS Giovinezza (1933-1937) e successivamente nel Dopolavoro Caproni (1938): se vogliamo, ancora una conferma della teoria dei sei gradi di separazione (Lucchese > Loris Socrate > Aldini > Novelli > Pesce > Caproni> < Lucchese). Se a ciò aggiungiamo che un’altra giocatrice del GFC, Marta Boccalini, rischiò di finire proprio nelle mani della Muti, venendo convocata nella sede di un altro Gruppo Rionale Fascista come il Battisti (sito in Piazzale Libia) (#25), il quadro delle “coincidenze” è completo!

[#24] Il racconto dell’uccisione di Cesarini da parte di Giovanni Pesce.
[#25] Marta Boccalini arrestata e poi rilasciata dai membri della Muti.
Estratto da: Marco Giani, Lodigiane, sportive, partigiane. L’epopea familiare delle sorelle Boccalini, “Archivio Storico Lodigiano”, CXXXVIII (2019), pp. 199-200.

VIII. Il campo dell’Aldini storica

Dopo la digressione su Renzo Novelli e Giovanni Pesce, che ci ha portato lontano, occorre tornare al campo oggetto della ricerca. Stabilita la connessione tra il GRF Loris Socrate e Aldini, accertata quella tra Aldini e Novelli, occorre riprendere il quesito: il campo scovato in via Aldini era quello dove aveva giocato la Aldini prima del ’33 e, col nome di Novelli, nel dopoguerra? Ebbene la conferma, la riposta affermativa, l’anello di collegamento che chiude la ricerca si trovano in un ritaglio (#27) di MILANINTER del 1946: sotto il titolo “I campi di Milano” è riportato un elenco delle squadre “minori” di Milano, con i loro campi di gioco. Al numero 29 dell’elenco troviamo: R. Novelli – via Aldini!

Nel 1933 il campo era dunque lì, di dimensioni visibilmente modeste, in via Aldini al civico 2, (#22 #23)? Sì e no: la via era quella, il numero civico quello, ma, ad una successiva verifica con una antecedente ortofoto del 1950 (#28), il campo compare adiacente alla sua posizione del 1954, ma ruotato di novanta gradi, più ampio e dal consumo più regolare. Probabilmente fu spostato nella nuova posizione, e visibilmente ridimensionato, dopo il 1950, per consentire la costruzione delle casette sulla sinistra dell’isolato, posizione dalla quale sarebbe stato poi ancora sradicato per essere trasferito, come abbiamo già visto, in via Felice Orsini, dove lo troviamo ancora oggi (sorte di tante squadre milanesi, che si videro il campo cancellato dalla cementificazione urbana e che furono spinte a giocare sempre più in periferia e anche oltre). Questa valutazione rende più plausibile, al di là del contenuto politico del sopruso, il fatto che il GRF Socrate lo avesse preso di mira. L’immagine #29 documenta forse i lavori di quel trasferimento, mentre nelle successive composizioni #30 e #31 le due ortofoto sono affiancate dalle corrispondenti trasposizioni odierne del campo.

[#27] “I campi di Milano” a fine 1946.
Fonte: MilanInter, 31 dicembre 1946, p. 2.
[#28] Il campo, in un’ortofoto del 1950.
Fonte: IGMI.
[#29] Il campo di via Aldini in costruzione.
Fonte: sito US Aldini.

[#30] Il campo nel 1954 e la sua trasposizione odierna.
Fonte: IGMI ; Google Earth.
[#31] Il campo nella sua posizione iniziale in una ripresa del 1950, e la sua trasposizione odierna.
Fonte: IGMI ; Google Earth.

IX. Un ricordo di Giovanni Pesce

Per una volta, sia consentito un exergo di carattere personale. Questa ricerca, nel suo percorso d’indagine finalizzato al ben preciso e circoscritto scopo del riconoscimento di un campo di calcio storico, ha generato alcune scoperte “collaterali”, incrociando fatti e persone della piccola storia, comprese le nostre esperienze dirette o indirette, con quelli della Storia, a conferma che tra l’una e l’altra non esistono confini, ma che, al contrario esse sono così vicine da produrre talora una sorta di corto circuito, una fine che si ricollega al principio. Così come non esistono confini ad una ricerca: il percorso sembra svilupparsi linearmente, come per la dimostrazione di un teorema, da un’ipotesi verso una tesi, secondo un ragionamento logico e con il contributo sequenziale di altri teoremi già dimostrati. Qui no, qui, ad ogni passo, si aprono ramificazioni laterali che, aprendosi dal tronco principale della ricerca, ci assorbono inevitabilmente in nuove esplorazioni laterali, su rami che, come tali, si riproducono l’uno dall’altro secondo sequenze e dimensioni indecifrabili. Fino a quando, ad un certo punto, la punta di un ultimo ramo tocca quella di un altro, nuovo grande albero. 

Negli anni Sessanta abitavo vicino a piazza Bonomelli e il punto di ritrovo con gli amici era il bar Stella, dietro il distributore Chevron di Roberto Mancinelli, fratello di Graziano, pluricampione di equitazione. Lì di fianco, al numero 4, abitava Giovanni Pesce, capo partigiano, organizzatore dei GAP e medaglia d’oro al valor militare. Ogni tanto appariva al bar, scoprimmo chi fosse e ci facevamo raccontare qualche sua avventura. Egli lo faceva con modestia, con distacco, con estrema sintesi e sempre sorridendo: sembrava un ragioniere verso la pensione che raccontasse dei suoi trascorsi lavorativi in ufficio, tra contabilità e scartoffie. Tanto che a me, quell’uomo così audace ed intraprendente, giustiziere di nazisti e fascisti, che arrivò ad attentare alla vita di Mussolini, fini coll’apparire come un ex attore, un mito del cinema che aveva interpretato un vecchio e lungo film di guerra, in bianco e nero – i colori della storia e dei ricordi – ove il sangue e l’orrore sono nascosti sotto i tanti toni di grigio.

Era un personaggio storico, e quindi da studiare sui libri: dopo un po’, si smetteva di chiedere e si finiva col parlare dell’oggi, della politica, della realtà a colori. Avrei letto i suoi libri solo quando non avrebbe più potuto raccontarci nulla, dopo aver rinunciato all’ultima, incredibile, fuga.  Cinquant’anni dopo vorrei essere ancora lì con lui, ad un tavolino del bar e chiedere, chiedere, chiedere: come con tante persone conosciute da bambino, da ragazzo, da giovane adulto: vittime della Storia prima e riluttanti narratori poi, di storie di cui sono stati protagonisti che hanno talora sconvolto le loro menti. Lo avrei rincontrato inaspettatamente nel corso di questa ricerca, partendo da un sopruso di uomini violenti ed arrivando ad un uomo che tali soprusi, e ben altri, li combatté armi in pugno.

Per approfondire ulteriormente la figura di Giovanni Pesce:

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